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La Costa Ionica

  • 27 ago 2017
  • Tempo di lettura: 6 min

Da Palasë, la statale, progettata dagli ingegneri militari italiani durante il fascismo, ad eccezione di un breve tratto nei dintorni di Himara, dove costeggia il mare, procede per 70 chilometri sempre a mezza costa collegando tutti i villaggi agricoli: Gjilekë, Dhërmi, Ilias, Vuno, Borsh, Lukove e Shen Vasil. Nuovissime strade, asfaltate e con un’ottima segnaletica e persino indicazioni fotografiche collegano questi borghi alle relative spiagge ma la stessa cura non è stata finora prestata ai centri storici. Qui, nonostante la ricchezza di acque (numerosi torrenti scendono a picco dalle montagne dando origine a valli e spiagge) il terreno calcareo e roccioso non si è dimostrato adatto all’agricoltura. Nei secoli, con paziente lavoro, i contadini hanno rimosso le pietre per creare piccoli terrazzamenti coltivabili ma l’allevamento (spesso greggi di capre e pecore attraversano la strada) e l’agricoltura (soprattutto olivicoltura) hanno dato origine ad un’economia di pura sussistenza che ha indotto moltissimi abitanti all’emigrazione, dal XVI al XVIII secolo in l’Italia e più recentemente, data la conoscenza della lingua, in Grecia. Di conseguenza i villaggi agricoli sono semi-abbandonati e ora vivono solo qualche mese l’anno al ritorno degli emigranti. Spesso, case, tetti, muri ma anche antichi monasteri e chiesette crollano e a volte macerie e cespugli ostruiscono vicoli e scalinate, scoraggiando anche i turisti più motivati alla visita: inoltre nuovi edifici in cemento armato, talvolta non ancora ultimati, incombono sui centri storici. Nonostante una recente disposizione del Comune di Himarë (che da quest’anno sovrintende tutto il territorio costiero da Palasë a Lukove) secondo la quale gli edifici moderni non possono superare in altezza le vecchie abitazioni in sasso, si rilevano molti abusi mentre sarebbe necessaria, per un’offerta turistica più completa, una maggiore considerazione e valorizzazione di queste ricchezze quasi dimenticate.

Dhërmi e le sue spiagge. Dhërmi è una graziosa località turistica dotata dei principali servizi (negozi e farmacia). Il borgo antico fu costruito tra il XII e il XIV secolo su una serie di colline e rappresenta pienamente l’architettura in pietra e tegole in cotto tipica della costa Sud con vicoli tranquilli e piccole taverne tradizionali. Posizionato a sinistra della statale Valona-Saranda, il paese si arrampica su per la montagna con case e scalinate lastricate per terminare ai piedi di un promontorio, sulla cui cima è situato il Monastero di Santa Maria (Man. Shen Meris, XIV secolo), o Monastero Bianco, nome dovuto al suo immacolato colore. Nell’area di Dhërmi si trovano più di trenta luoghi di culto ortodossi, alcuni dei quali custodiscono veri tesori religiosi e culturali (soprattutto icone), come la Chiesa di Santo Stefano (del periodo bizantino), il Monastero di Stavridhi e, isolato nella natura con vista sul mare, quello di San Teodoro (Man. Shen Thodori), abbandonato durante il regime. Il torrente che attraversa Dhërmi, insieme al Rio di Gjilekë che sfocia a 700 metri più a Nord, a quello di Palasë e al Rio Bianco, ha contribuito a creare le lunghissime e selvagge spiagge di Dhërmi, Drymades e Palasë, oltre a quelle più piccole di Jaliskari e Shkambo. La spiaggia di Dhërmi dista 3 km dal paese e supera i 200 metri di larghezza; è di sabbia bianca e levigata e le acque sono profonde e cristalline: è provvista di modernissimi servizi turistici (compresi ristoranti e bar alla moda) concentrati soprattutto nella parte Nord, mentre nella parte Sud risulta incontaminata e deserta. Trattandosi della prima spiaggia della costa ionica per chi proviene da Valona, essa richiama la gioventù della capitale e anche quella dei paesi intorno, particolarmente nei fine settimana estivi. Anche per questo motivo i prezzi sono più alti della media della restante costa. Sulla spiaggia si possono noleggiare pedalò, canoe, jet sky e raggiungere via mare la Grotta dei Pirati e con brevi escursioni scoprire piccole baie nascoste. Distante 4 km da Dhërmi, si trova la spiaggia di Drymades: è di ghiaia bianca, lunga circa 2 km, larga 80 metri, con acque subito profonde e circondata dalla macchia mediterranea. Oltre a riservare ai bagnanti angoli inesplorati, invita ad avventurarsi a piedi, a nuoto o in barca verso le piccole baie nascoste dietro agli scogli. Anche in questa spiaggia ci sono le consuete attrezzature. Immersi nella macchia o negli uliveti si trovano campeggi ed è anche possibile affittare dai privati bungalow, camere e appartamenti estivi. Palasë è un’altra bellissima spiaggia libera della zona sempre in sabbia e ghiaia; è lunga 1.2 km ed è larga circa 150 metri e, al contrario di quelle limitrofe, è adatta a chi ama luoghi tranquilli e solitari. L’acqua è trasparente e molto calda, e, quanto il mare è calmo è possibile vedere il fondale profondo anche più di 6 metri. Per raggiungerla si scende da Llogara, in direzione di Dhërmi, e qui si abbandona la statale Valona-Saranda imboccando una strada di nuovissima costruzione.

Himara e le sue spiagge. In passato Himara (Himarë) fu una delle città più importanti dell’Illiria. Il nome deriva dalla Chimera, animale mitologico di origini divine che possedeva corpo e testa di leone, testa di capra sulla schiena, e, per coda, un serpente. Il paese moderno è centro amministrativo della Riviera la cui popolazione totale ammonta a 5.738 abitanti ed è posizionato sul mare. Offre quindi i principali servizi (banche, posta, ospedale, agenzie di viaggi) e conta circa 3000 abitanti bilingui poiché è popolato, così come molti altri villaggi di questa zona, da una numerosa comunità greca. Il borgo antico invece, vero gioiello di architettura e circondato da mura antichissime, domina da un promontorio alto 270 metri la sottostante spiaggia di Livadhi e il golfo a mezzaluna di Spilea offrendo una vista incantevole su quasi tutta la costa ionica albanese, su Corfù a Sud-Ovest e sule piccole isole greche di fronte. Gli amanti della natura e delle escursioni, possono sbizzarrirsi percorrendo i vecchi sentieri attraverso le terrazze coltivate ad olivi o agrumi per scendere fino alla spiaggia di Livadhi e da qui raggiungere quella di Akuariumi (Fusa per i residenti). I più avventurosi, seguendo il viottolo che costeggia le mura della cittadella, possono scendere nel canyon del torrente Visha e seguirne il corso fino a Livadhi. Nell’omonima spiaggia si trova la Grotta di Spilea di origine carsica: la leggenda vuole che sia l’antro di Polifemo descritto nell’Odissea. La grotta si estende per una profondità di oltre 30 metri con un’apertura d’ingresso di 8 metri di larghezza. Le sue pareti presentano stalattiti molto ben sviluppate e tracce preistoriche di presenza umana. Poco lontano, tra i villaggi di Ilias e Vuno il torrente ha scavato il sorprendente Canyon di Gjipe, lungo quattro chilometri, che discende fino al mare e ha dato origine ad un’incantevole spiaggia. La gola è frequentata per le sue pareti a strapiombo alte fino a 75 metri da centinaia di appassionati di trekking, canyoning, arrampicata ed altri sport estremi. Dirigendosi ancora verso Sud, per godere di altre spiagge della zona, c’è solo l’imbarazzp della scelta: Filikuri, Potami, Llamani, Porto Palermo, Qeparo, Skalom, Borsh, Bunec, Hunda-Lumra, Lukovë, Krorez, Kakovë. Tra queste è bene soffermarsi sulle principali. La baia di Porto Palermo, il cui nome fu dato dai soldati italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, è caratterizzata dalla Fortezza Ali Pascià, impropriamente chiamata castello (di cui si dirà più avanti), e situata su una bella penisola. In prossimità si trova la piccola chiesa (Shen Meri o Shen Nikola) dedicata a Vasiliqi, la moglie ortodossa del Pascià. L’insenatura, conosciuta in passato con il nome “Baia Panorama”, è un luogo onirico circondato da limpide acque azzurre e immerso in una selvaggia vegetazione. Sulla destra dell’istmo si trova un porticciolo per barche a vela e un ristorante panoramico. Subito dopo la baia di Porto Palermo appare la Valle di Qeparo, la sua spiaggia, le aree verdi e l’omonimo villaggio, il cui nome deriva da quello di una conifera: “qiparisit” (abete). Sopra Qeparo si trova la Fortezza di Karos e più in alto ancora l’antico borgo di Kudhës (335 slm) dalle caratteristiche strade acciottolate e i piccoli caffè tradizionali. E' di particolare interesse il villaggio di Qeparo vecchio (Qeparo i Sipërm) costruito sulla collina, che offre possibilità di alloggi nelle case dei residenti, soprattutto per il turismo familiare. Sulla spiaggia di Qeparo recentemente sono stati costruiti alcuni edifici e complessi turistici insieme a taverne, ristoranti e bar. Poco distante, la baia di Skalom ha come particolarità la sabbia finissima e il mare limpido. La strada nazionale che attraversa gli uliveti è dominata dal Monastero e dalla Chiesa di San Demetrio, progettata in stile bizantino verso la metà del XVIII secolo e da poco restaurata (all’interno splendida iconostasi in legno).

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