Economia/Turismo
- 10 lug 2017
- Tempo di lettura: 2 min
L’economia è considerata quella di un “Paese in via di sviluppo”, secondo la metodologia del Fondo Monetario Internazionale e delle Nazioni Unite. L’Albania non è un paese ricco secondo gli standard europei (alto costo della vita in rapporto al reddito medio che equivale a circa un quarto di quello italiano, alto tasso di disoccupazione e prevalenza delle importazione sulle esportazioni), e sta attualmente portando a termine la difficile transizione verso un’economia di mercato.
Difficile percorso di progresso sociale e sviluppo economico. Il primo Governo democraticamente eletto, nel 1992 lanciò un ambizioso programma che comprendeva la liberalizzazione degli scambi, la privatizzazione di alcuni imprese di Stato, una riforma fiscale e un più severo controllo sulla politica monetaria. Fu privatizzata anche la maggior parte delle piccole industrie, delle “comuni rurali” e delle piccole e medie imprese artigianali. I risultati furono incoraggianti e si registrò un aumento del PIL e una caduta dell’inflazione. La privatizzazione agricola in piccoli appezzamenti favorì l’installarsi di medie e piccole imprese familiari, che oggi trovano particolare successo in mercati di nicchia: agricoltura biologica di olio di oliva, erbe medicinali o da essenza, vino, latticini e prodotti ortofrutticoli. Dopo un periodo di crisi, nel 1998, l’economia dell’Albania mostrò netti segni di ripresa e molte banche commerciali private albanesi e straniere aprirono sedi e filiali nelle principali città. Dal 2006, con la nuova legge per lo sviluppo della proprietà privata, le aziende familiari agricole, agro-industriali ed agrituristiche sono in fase di ascesa e in linea con la media europea; si è creato anche un ambiente favorevole alle imprese che si occupano di nuove tecnologie televisive, informatiche e di economia digitale. Dal 2009 ha ovviamente risentito della crisi internazionale. Attualmente l’Albania è sottoposta ad un intensivo regime di ristrutturazione macroeconomica sotto la sorveglianza del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. L’economia albanese, e specialmente quella familiare, continua ad essere anche largamente sostenuta dalle rimesse degli emigrati albanesi (1.100.000 persone attive).
Agricoltura e allevamento. Se si considerano gli addetti, il settore economico preponderante è quello primario (45%): dall’agricoltura si ricavano cereali, patate, ortaggi, tabacco, agrumi, olio e vino; tuttavia la coltura della vite ha un’area limitata perché il consumo del vino è interdetto ai musulmani. È consistente l’allevamento di ovini e caprini. Dal settore primario si ricavano anche i prodotti derivanti dalla pesca in mare (con pescherecci privati, soprattutto nel Sud), da quella di lago e dalla acquicoltura (frutti di mare). Al secondo posto troviamo il settore terziario al 38% mentre il quello industriale e artigianale occupa solo il 17% circa della popolazione attiva.
Il turismo. Relativamente al PIL, il settore primario contribuisce per il 20% circa e così il secondario, il terziario (dove il turismo occupa una posizione di rilievo) rappresenta la maggior fonte di ricchezza con il 60% circa.

Commenti